
Ci sono luoghi in cui la bellezza non è una promessa, ma una dichiarazione. El Nido è uno di questi. Non cede al fascino del dettaglio: punta dritto all’impatto. Si presenta con una composizione di curve verticali, scogliere appuntite, insenature che sembrano cesellate per un’altra epoca. Nessuna introduzione gentile. Solo un colpo d’occhio che ti costringe a fermarti. Uno di quei posti che difficilmente possono essere dimenticati, che ti costringono a fermarti a bocca aperta, domandandoti se davvero possa essere tutto reale.
Arrivare al margine del mondo
Geograficamente, El Nido è una porzione del nord di Palawan, ma nella pratica è una soglia. Perché arrivarci – sia da Puerto Princesa via terra, o con un volo diretto al piccolo aeroporto di Lio – significa varcare un confine narrativo. Qui il mare non è sfondo, è soggetto. Il clima tropicale varia con precisione: stagione secca tra dicembre e maggio, piogge brevi e vivaci nei mesi successivi. Ma anche in questo, El Nido non si lascia prevedere del tutto. È un protagonista che si racconta con sincerità nei suoi aspetti naturali, dove ovviamente il turismo ha come di consueto lasciato la sua forte impronta.
Un tempo nascosta e poco abitata, El Nido era rifugio per comunità di pescatori e raccoglitori di nido di rondine, il pregiato ingrediente che ha dato nome alla cittadina. Oggi è cresciuta, ma non ha perso del tutto la sua natura disordinata e reale. È un centro vivo, densamente turistico è vero, soprattutto in alta stagione, ma resta comunque un reticolo di vie polverose dove servizi turistici convivono con mercatini, giovani imprenditori locali, caffè artigianali e bancarelle di frutta.
I local gestiscono molte attività, anche eco‑sostenibili, proprio per contrastare gli effetti del turismo su quel luogo spettacolare. I viaggiatori si mescolano con i residenti tra le vie polverose e i porti affollati di barche, si condividono indicazioni per una spiaggia nascosta, un piatto di pesce appena grigliato o il silenzio di un tramonto che sa di salsedine e chitarra. Nelle stagioni più calme, lontano dai riflettori dell’alta stagione, tutto si fa più vero: ci si incontra nei caffè artigianali, in una panga che parte all’alba o in una terrazza di legno sospesa tra il mare e la giungla.

La questione non è “cosa fare”
A El Nido non si va per riempire il tempo. Si va per dilatarlo. Ogni giornata offre infinite deviazioni: puoi perderti tra i vicoli del mercato o tuffarti nella luce pastosa delle 7:30 di mattina in una spiaggia che non sapevi esistesse. Il punto non è cosa fare, ma come essere mentre lo fai. Kayak tra le lagune, snorkeling tra coralli che sembrano vecchi mosaici, o solo sabbia e silenzio. Non serve il programma: serve presenza.
Intorno a El Nido si muove un arcipelago selvaggio e vivo. Linapacan, ad esempio, è una delle sorprese meno raccontate. Le sue acque sono così trasparenti che persino l’ombra delle barche si dissolve. E poi piccoli scali, spiagge senza nome, pareti che si specchiano dritte sul mare. È un luogo per chi sa ancora lasciarsi stupire.
I tour A, B, C, D – che ogni agenzia del posto proverà a proporvi – sono più di un catalogo per turisti: sono il pretesto. Ognuno ha il suo ritmo e il suo taglio: il tour A scivola tra lagune smeraldo e spiagge da sogno, il B esplora grotte marine e banchi di sabbia, il C svela isole remote e snorkeling profondi, il D sfiora comunità e baie più appartate. Ma la verità è che ogni escursione è una sceneggiatura liquida: ogni barca, ogni gruppo, ogni ora del giorno modifica il copione. Si salta da un’isola all’altra come si cambia scena a teatro. Con un solo attore fisso: il paesaggio. Che non sbaglia mai battuta.
Castaway Expedition: l’esclusiva che cambia il modo di viaggiare
Per chi vuole qualcosa che non esiste altrove, proponiamo la nostra Castaway Expedition. È un’esperienza riservata, pensata per chi cerca un’immersione totale nella natura – ma senza rinunciare a un minimo di comfort. Immagina di partire per tre giorni e due notti, navigando tra isole intatte, lagune segrete, e scogliere dove non c’è altro che vento e acqua.
Si dorme in tende sotto le stelle, montate a pochi metri dal mare. Ma non è un campeggio improvvisato. Il campo è attrezzato con bagni e docce comuni, uno staff dedicato, uno chef locale che cucina pasti freschi ogni giorno, una barca privata e un equipaggio esperto che conosce ogni angolo nascosto di queste acque. Ogni giornata è costruita intorno ai tuoi ritmi: si decide insieme dove fermarsi, quando nuotare, se accendere il falò o lasciar parlare il buio.
Ginto Island, la base della nostra spedizione, è un paradiso silenzioso. Ottanta ettari di natura ancora intatta, tra spiagge bianche e acque che sembrano inventate. E attorno, un arcipelago che cambia volto con le maree. Qui, la tecnologia scompare, il tempo rallenta, e qualcosa dentro di te si riassetta.
È un’esperienza a “milioni di stelle”, come la chiamiamo noi. Non per chi cerca lusso, ma per chi cerca verità. E una volta rientrato a El Nido, non guarderai più il mare allo stesso modo.

Un arcipelago che resta, anche quando si parte.
El Nido è un respiro lungo tra le pieghe del mare, dove le rocce sembrano custodire segreti e l’acqua cambia colore a ogni pensiero. Le isole non chiamano, attendono. Si mostrano con pudore, quando il silenzio è giusto e il passo rallenta da sé. Io e Gaia vi accompagniamo là dove le mappe smettono di essere utili e comincia l’immaginazione. Nelle Filippine che restano dentro, anche quando si torna indietro.
Roberto Scarapazzi & Gaia Marini

