Perché andare alle Lofoten?
Perché le Lofoten sono il tipo di luogo che sembra disegnato dalla fantasia di un poeta artico: montagne che piombano verticali nel mare, villaggi di pescatori sospesi nel tempo, acque turchesi che si insinuano tra le isole e una luce perenne che, a maggio, avvolge ogni cosa in un chiarore sospeso. Qui, il buio notturno si riduce a un crepuscolo eterno: non c’è il sole di mezzanotte, è vero, ma non si fa mai davvero buio. È un invito a vivere senza orologio, a lasciarsi trasportare dalla natura, dal silenzio, dalla meraviglia.

Lofoten: geografia e storia in breve
Situate a nord del Circolo Polare Artico, le Isole Lofoten si snodano lungo la costa nord-occidentale della Norvegia, affacciate sul Mare di Norvegia. Nonostante la latitudine estrema, sono temperate dalla Corrente del Golfo, che mitiga i rigori invernali. L’arcipelago è composto da una serie di isole principali (Austvågøy, Vestvågøy, Flakstadøy, Moskenesøy) collegate da ponti e tunnel, formando un corridoio naturale di straordinaria bellezza.
Storicamente, le Lofoten sono state un fulcro dell’attività di pesca, in particolare del merluzzo artico norvegese, lo skrei. Lo stoccafisso, ottenuto essiccando naturalmente il pesce, è ancora oggi una delle principali esportazioni dell’area, soprattutto verso l’Italia. Gli essiccatoi, che punteggiano i paesaggi come sculture industriali, non sono cimeli turistici ma strutture vive di un’economia che affonda le radici nei secoli.

Il mio viaggio: da Evenes a Å i Lofoten e ritorno.
Sono atterrato all’aeroporto di Evenes, punto di partenza ideale per un viaggio on the road. Con un’auto a noleggio ho percorso tutta la E10, l’arteria che attraversa le Lofoten fino alla loro punta estrema: il minuscolo e affascinante villaggio di Å.
In una settimana, ho avuto il privilegio di esplorare i luoghi più iconici e quelli meno battuti, alla ricerca di autenticità, con una sensazione costante: essere ospite in un paesaggio che non fa spettacolo, ma incanto.
Maggio: il mese del cambiamento
Il clima di maggio alle Lofoten è una roulette artica. Nei primi giorni sono stato accompagnato costantemente da neve, pioggia e vento, eppure, a tratti, la luce filtrava tra le nuvole come un sipario che si apre a sorpresa. Verso la fine della settimana, il cielo si è schiarito: i colori sono esplosi, le montagne hanno mostrato la loro sagoma nitida, i riflessi del mare sembravano quadri impressionisti. E in tutto questo, pochissimi turisti: la bassa stagione regala una Lofoten intima, quasi sussurrata.

Esperienze che restano
Tra le esperienze che porto con me, il trekking sul Reinebringen è sicuramente nella top five. La salita è impegnativa, fatta da 1926 di scalini in pietra, ma la vista dalla vetta ripaga ogni sforzo: Reine, i suoi fiordi, le vette aguzze che si specchiano nell’acqua.
Poi ci sono i rorbuer, le antiche case dei pescatori trasformate in alloggi confortevoli e accoglienti. Dormire in uno di questi rifugi, con il rumore dell’acqua sotto al pavimento e l’odore salmastro che arriva dal mare, è un’immersione autentica nella cultura locale. Il rosso delle facciate non è solo estetica: un tempo il pigmento rosso era il più economico, usato per rendere visibili le abitazioni dalla costa. Ho alloggiato in due rorbuer diversi, uno a Svolvear e uno nei pressi di Reine e che dire, uno più affascinante dell’altro. Quello a Svolvear aveva un angolo in vetro, che affacciava direttamente sul molo della cittadina dove la sera l’Hurtigruten – il famoso postale norvegese – attraccava per la sua consueta sosta. Una poltrona vista mare, una tazza di caffè e avrei potuto rimanere lì per ore senza far altro.
La sera e il mattino presto erano momenti davvero particolari: il silenzio, o meglio, i suoni della natura, hanno regnato incontrastati durante tutto il viaggio, ma soprattutto in questi due momenti della giornata, sembrava che il tempo si fermasse per magia. Uscendo dal rorbuer potevo vedere conigli che passeggiano tra i cortili, mentre in strada mi è capitato di vedere gruppi di renne. Le Lofoten hanno una grande ricchezza per quanto riguarda la fauna, sono riuscito a vedere anche alcune alci lungo il ciglio della strada (fate attenzione potete trovarli anche lungo la carreggiata). Tra gli incontri che non posso però dimenticare mai però ci sono quello con una foca che si tuffa da uno scoglio, un gruppo di orche che nuota poco al largo, visibili a occhio nudo e quello con le aquile di mare, avvistate durante una crociera silenziosa nel Trollfjord, che volteggiano con eleganza sopra le cime innevate.
Un paradiso.
Cibo, cultura e logistica
La cucina riflette il territorio: semplice, diretta, basata su prodotti freschissimi. Lo stoccafisso, il salmone, il granchio reale sono protagonisti di piatti essenziali ma intensi. I costi sono in linea con la media del Nord Europa: non eccessivamente cari se si sceglie con cura. La maggior parte dei ristoranti in cui sono stato aveva un menu con una scelta limitata, pochi piatti, tra cui la loro idea di piatto con lo stoccafisso, uno col pescato del giorno e magari un piatto di carne. Tutti piatti con prodotti stagionali, freschi e ben presentati. Ho amato un piatto con l’halibut e un’eccezionale zuppa di pesce.
Per muoversi, l’auto resta la scelta migliore in assoluto. I trasporti pubblici sono limitati e gli orari poco frequenti. Con l’auto, ogni deviazione è una scoperta: una spiaggia bianca dietro una curva, un villaggio fuori mappa, una luce particolare che merita una sosta, per non parlare di un lago che all’andata ho trovato quasi completamente ghiacciato, mentre al ritorno con la luce del sole, sparito il ghiaccio, rifletteva il paesaggio circostante donando una strana sensazione di sospensione da far girare la testa.

Quando andare e cosa aspettarsi
Ogni stagione ha il suo fascino. Maggio è perfetto per chi cerca silenzio e autenticità. Bisogna però scendere a compromessi con il meteo, anche se a certe latitudini non si può mai andare sul sicuro. L’estate è il momento delle escursioni più lunghe, con sole di mezzanotte e temperature miti. L’autunno colora tutto di arancio e rosso, mentre l’inverno regala aurore boreali, silenzi ovattati e paesaggi candidamente innevati.
Ma è sempre la luce, qui, a fare da protagonista.
Le Lofoten vanno vissute con amore e spirito di scoperta. Si assaporano nei silenzi, nei profumi di salsedine e legno vecchio, negli incontri casuali con animali liberi e negli sguardi dei pescatori che ancora oggi mantengono viva una tradizione secolare. È un viaggio che resta addosso, come il profumo del mare.
Roberto Scarapazzi

Grazie, hai fatto venire il desiderio di visitarle queste meravigliose isole❤️
Grazie!!! Se vuoi possiamo sentirci! a disposizione! ❤️