
Il turismo che cambia: nuove mete, nuovi modi di viaggiare, nuove consapevolezze
C’è un vento che soffia diverso nel mondo del viaggio.
Non è più solo voglia di partire, ma voglia di partire meglio.
Meno frenesia, più significato. Meno lista di cose da vedere, più desiderio di vivere un’esperienza autentica.
Il turismo sta cambiando. E se ascolti bene, lo senti anche tu.
Destinazioni che si rivelano
Non è solo una questione di “dove andare”, ma come e perché.
Il Sud-Est Asiatico, con le sue anime mille e contraddittorie, continua ad attirare chi cerca immersione culturale e spirituale: Vietnam, Laos, Cambogia, ma anche Indonesia oltre Bali.
Anche il Sud America, da sempre terra di viaggiatori e non di turisti, torna sotto i riflettori: Colombia, Ecuador, e certe zone meno esplorate del Brasile offrono natura potente e comunità accoglienti.

Tutti luoghi che non si consumano in fretta.
Ed è proprio qui che entra in gioco una parola chiave: slow travel.
Slow Travel: il tempo ritrovato
Viaggiare piano, rimanere di più in un posto solo, conoscerlo meglio.
Lo slow travel non è solo uno stile, è un’attitudine. È il contrario del “toccata e fuga”.
È scegliere un villaggio invece di cinque capitali. È camminare invece di volare.
È accettare che vedere meno può significare vivere di più.
Questo approccio risponde a un’esigenza forte: rallentare. Ma anche ridurre l’impatto ambientale, rispettare le comunità locali, immergersi davvero.
Il turismo, quando corre troppo, può fare male. Alle persone, ai luoghi, alla natura.
Ecco perché tanti viaggiatori iniziano a chiedersi: che segno lascio quando passo?

Staycation e Workation: reinventare il tempo e lo spazio
Non sempre partire significa andare lontano.
Staycation è un termine nato per caso, ma cresciuto in fretta: un mix tra “stay” e “vacation”, la vacanza vissuta vicino casa, senza prendere aerei né attraversare continenti.
È riscoprire i dintorni, dormire in un agriturismo a due ore da casa, scoprire le bellezze dimenticate.
È una scelta ecologica, economica e spesso sorprendente.
Perché non è la distanza che fa il viaggio, ma lo sguardo.
Poi c’è la workation: lavorare mentre si viaggia, o viaggiare mentre si lavora.
Una parola nuova per un fenomeno che ormai è realtà per molti.
Freelancer, nomadi digitali, smart worker scelgono luoghi in cui il Wi-Fi funziona, ma il mare è lì, a due passi.
Un modo diverso di abitare il mondo, che però richiede rispetto: verso i ritmi locali, verso le persone che quei luoghi li vivono ogni giorno.
Verso un turismo più consapevole
I problemi del turismo di massa sono sotto gli occhi di tutti: sovraffollamento, consumo di risorse, perdita di autenticità.
Alcune città hanno detto basta. Altre cercano di regolamentare l’afflusso.
Ma la vera svolta non può arrivare solo dalle istituzioni.
Serve un cambio di mentalità: da chi viaggia per riempire un album, a chi viaggia per arricchirsi dentro.
E questa è la nuova tendenza, la più bella di tutte: viaggiare con più cuore, più testa, e più lentezza.
Il mondo del turismo è in movimento. Sta a noi decidere se seguirlo o guidarlo.
Viaggiare, oggi, è anche una responsabilità. Ma resta – e resterà sempre – uno dei gesti più liberi e umani che possiamo fare.
Roberto Scarapazzi

